Si mangia come in tre paesi diversi
Polenta e frico in montagna, prosciutto a San Daniele, pesce in laguna, e a Trieste si finisce con lo strudel.
Il Friuli Venezia Giulia ha tre cucine che non si somigliano. In montagna e in pianura si mangia friulano: polenta, frico, formaggi, minestre di orzo. A Trieste si mangia mitteleuropeo: gulasch, jota, strudel, e il caffè si ordina con nomi che altrove non capisce nessuno. In laguna e sulla costa si mangia pesce, in una versione più asciutta di quella veneta.
Il frico e la polenta
Il frico è formaggio di malga cotto in padella, da solo o con patate e cipolla, finché non fa la crosta. Si mangia con la polenta, che qui è gialla e densa e si taglia con il filo. È il piatto delle osterie di paese, costa poco e riempie: per chi è in campeggio è la cena che risolve.

San Daniele
Il prosciutto di San Daniele si fa in un comune solo, milleseicento ettari di colline moreniche dove l'aria di mare incontra quella delle Alpi. Ne escono circa due milioni e mezzo di cosce l'anno e si riconoscono dallo zampino lasciato attaccato. In paese ci sono una decina di prosciuttifici che si visitano, e altrettante botteghe dove si mangia un piatto e si compra il resto.

I bianchi
Il Collio, i Colli Orientali e il Carso danno i vini bianchi per cui la regione è conosciuta fuori d'Italia: friulano, ribolla gialla, malvasia, picolit per il dolce. Le cantine sono piccole e quasi tutte visitabili, e stanno a mezz'ora da Udine o da Gorizia. Sul Carso si fa anche la vitovska e il terrano, che sono un'altra cosa ancora.
Trieste a parte
Trieste è stata per secoli il porto dell'Austria e in cucina non l'ha dimenticato. Il buffet è un'istituzione: si entra in piedi e si mangia carne di maiale bollita con il cren. La jota è una minestra di crauti, fagioli e patate. Il caffè ha un vocabolario suo: un nero è un espresso, un capo è un macchiato, e si serve in bicchierino di vetro.